GLüCK, molto più di un gatto

Lui si chiama GLüCK, è arrivato il 14 ottobre del 2016 ma si stima che sia nato intorno ai primi giorni di settembre.

E’ molto più di un gatto perché il suo arrivo non è accaduto a caso; faccio una premessa, che va un po’ più lontano nel tempo.

Ero poco più di una preadolescente, non ricordo se avessi già iniziato le scuole medie, ma ricordo che quando abitavo a Caserta, veniva spesso a trovarmi un gatto ogni volta che uscivo di casa o quando mi intrattenevo sul terrazzo di casa. Lui arrivava e saltava sulla mia spalla accarezzandomi con la coda la schiena e il braccio. Eravamo amici, quegli amici che hanno poco da dirsi, poco da spiegarsi e tanto da sentirsi. Lui c’era, io anche ma ognuno con la propria libertà; nessuno apparteneva all’altro.

Un giorno accadde qualcosa di spiacevole, un brutto incidente di cui mi sentii responsabile, di cui decisi di non parlarne a nessuno, incidente per il quale soffrii moltissimo.

Gli tranciai le zampe posteriori mentre chiudevo il box spingendo fortemente la bascula per la fretta di salire su a casa o a cena o a fare la doccia, non ricordo con esattezza.

Da allora il dramma, un trauma che ho scelto di vivere da sola, non coinvolgendo nessuno che potesse aiutarmi a salvare il gatto e a salvare me dalla forte condanna di essere una persona spregevole che è capace di uccidere.

Col passare degli anni quella bambina ha rimosso l’episodio ed è cresciuta con i suoi drammi, con le sue paure e con tutte le cose che vivono i bambini e gli adolescenti, ma mai, mai più si era poi avvicinata al mondo felino.

Solo qualche anno fa, la vita mi ha messo di nuovo davanti alla possibilità di rielaborare quell’accaduto, mi fu consigliato di riavvicinarmi piano piano ai gatti; ero terrorizzata, mi sentivo inadeguata, incapace, inappropriata, senza alcun tipo di emozione.

Provo ad esternare alle persone che mi circondano la mia volontà di prendermi un gattino, subito questo desiderio “spaventoso” diventa un motore per la persona che amavo e che era accanto a me in quel periodo, la quale si prodiga attivamente per rendermi contenta e esaudire quel mio desiderio; ma non era ancora il tempo giusto, era un desiderio ancora razionale e non emotivo!

Poverino lui che mi aveva trovato per 2 volte un gattino nero, era il gattino che avrei voluto con me, ma non ero pronta e puntualmente inventavo scuse per non affrontare la cosa.

Decido di lasciar trascorrere del tempo e di non pensarci più, vado al gattile e vedo tanti micetti e gatti adulti con più o meno problemi e lì ancora una volta, NON ME LA SENTO!

Passa ancora qualche mese e il 14/10/2016, arriva lui, Glück, non doveva essere lui, bensì un gatto grigio, visto precedentemente in foto, ma la ragazza che lo dava in adozione improvvisamente sparisce e la mia cara amica Angela che ha mediato in tutta questa faccenda tra me e la “ricerca del gatto” decide di utilizzare un altro canale. Va a prendere un altro gatto dove aveva preso la sua Birba ed eccolo lì, insieme ai suoi fratellini di colore misto spunta lui, tutto tutto nero.

Improvvisamente dico E’ LUI, “si, Angela, è lui”. Quella sera, presi per la prima volta in braccio il mio monello, erano ossa ricoperte di un po’ di pelo morbido. Glück era già un micetto adultizzato (poi ho scoperto che non è stato un caso, visto che anche per me è stato così da bambina). Ero terrorizzata, distaccata, non conoscevo neppure un 5 % del suo linguaggio, né lui il mio, eppure eccolo qua, con il nostro amore e odio, con i nostri conflitti e la nostra capacità di fare pace. Glück ama talvolta imprimere tra noi la sua superiorità, mi sfida, mi teme e spesso è arrabbiato con me. Entrambi abbiamo una ferita abbandonica che ci porteremo fin dentro la tomba, ma una cosa è certa, l’uno incoraggia l’altro ad essere se stesso. Lui rispetta un po’ meno le mie cose e le mie regole, ma si sa, un gatto non si educa e non si educherà mai!

Siamo amici e complici, sa quando NON deve essere invadente, quando mi deve rispettare nella mia intimità, quando può intervenire e la cosa più bella di Glück è che è affascinante anche il suo modo di chiedermi scusa; cambia tutto di lui, il suo sguardo, il suo passo, il suo respiro, il tutto contornato da un ritmo di fusa straordinario…Non è un coccolone, odia le coccole, se non quando e come lo richiede lui. E’ esigente, questo si; e se è vero che “omen nomen” qui allora siamo davvero un po’ tutti “fortunati” ^_^

In ogni caso, il dono più bello che la vita potesse farmi…

Annunci

Lettera di un narcisista….(ad opera del suo ghostwriter)

 Ho trovato questa lettera sul web e non ho esitato un attimo a sentirla profondamente mia e ahimè profondamente REALE e non ho resistito dal riportarla; per quanto possa sembrare assurda in ogni suo più piccolo passaggio, credo possa risultare vicina a molti di voi…
Non credo sia stata scritta dal pugno di una persona consapevole di come funziona il suo mondo emotivo e affettivo, per questo ho inserito il “ghostwriter” nel titolo, forse un terapeuta oppure una persona che ha amato così tanto qualcuno affettivamente così compromesso che sotto questa veste ha deciso di donare qualcosa alla coscienza collettiva su questo tema: il narcisismo.
Non mi faccio beffa di nessuno che sia dall’una o dall’altra parte, ma partecipo con grande empatia e struggente malinconia ad una delle più struggenti condanne dell’umanità, l’incapacità di amare….
Annapaola

 

“Cara partner dipendente,

quello che sto per dirti non ti piacerà e sicuramente farai fatica a capirlo; nella realtà dei fatti, io non lo ammetterò mai perché finirebbero tutti i miei giochi di potere sulla coppia e sulla tua intera esistenza.

E’ questo per me il punto, il potere e non l’amore.

Quanto ti dico “ti amo voglio dire che apprezzo davvero il lavoro che fai per soddisfarmi, vuol dire che mi piace come riesci a mettermi al centro della tua vita; il mio “ti amo” significa che mi appaga sapere che riesci a metterti da parte per la mia felicità e ancora più di tutto, mi piace che riesci ad accettare il fatto che io non farei mai lo stesso per te.

Mi piace la sensazione che mi dà pensare a te come debole, vulnerabile, emotivamente malleabile, duttile nel carattere e nel comportamento. La tua innocenza per me è solo debolezza e mi piace guardarti dall’alto: ecco perché non posso fare a meno di distruggere la tua autostima.

Tu accetti tutto e non fai una piega se abitualmente antepongo le mie esigenze alle tue e non perdo occasione per farti sentire piccola e insignificante.

Amo il modo in cui mi sento, sapendo che, attraverso l’abile uso di gaslighting tu ti sentirai colpevole e in obbligo nei miei riguardi senza neanche sapere bene il perché…

Quando ti dico ti amoti esprimo la mia soddisfazione: mi piaci perché il tuo unico obiettivo è quello di alleviare le mie pene e mai le tue!

Però, sappi che indipendentemente da quanto saranno duri i tuoi sforzi, non mi farai mai sentire abbastanza amato, abbastanza rispettato o abbastanza apprezzato perché c’è sempre qualcosa che sbagli.

Solo qui, in questa confessione, posso dirti che non dipende da te ma solo dalla mia voglia di farti sentire inadatta, immeritevole d’amore e soprattutto di farti sentire non all’altezza di quell’amore che io, generosamente, ti concedo a piccole dosi, quasi come gocce di un veleno che lentamente ti uccide. No tesoro, questo che stiamo vivendo non è amore, neanche lontanamente…. io, da buon narcisista, non so amare; non so amare nessuno, non ti illudere, io non so amare neanche me stesso e non sarai certamente tu a darmi lezioni d’amore.

In generale, provo disprezzo per il prossimo e a causa dei neuroni specchio o di più probabili meccanismi inconsci, talvolta finisco anche per provare disgusto di me stesso ma metto subito da parte questo sentimento: è anche per questo che posso dirti ti amoperché mi piace poter amare me stesso attraverso di te.

A volte il mio ti amo può significa anche ti odio, perché in alcuni momenti il mio bisogno delle tue attenzioni mi innesca una rabbia che ovviamente riverso nel rapporto di coppia; rabbia e frustrazione che tu dovrai lenire.

Ti amo perché mi piace che resti li ad assorbire tutti i miei bassi e ribassi e quando ti elemosino un po’ di amore sei addirittura contenta di ciò che riesco a darti.

Devo farti sapere, però, che spesso provo una sensazione di disprezzo nei tuoi confronti ma anche questa volta non dipende da te e io proprio non posso farne a meno: odio ammetterlo ma a volte mi sento dipendente da te per nutrire il mio senso di superiorità nei tuoi confronti e nei confronti del mondo. Odio ammettere i veri motivi e non lo farò mai perché un’ammissione svelerebbe la grossa illusione che vive la mia mente.

Ti amo perché mi piace vedere come ti faccio agitare e come ti faccio soffrire… sento di avere un potere immenso su di te. Tu puoi dire qualsiasi cosa, puoi risolvere ogni problema tanto io ne troverò sempre di nuovi per provocarti e tenere acceso il dolore che mi ricorda quanto io conto per te. La mia mancanza di empatia non mi fa capire che questo mio bisogno sta distruggendo la tua vita (e facendo a pezzi la tua autostima) ma d’altronde, anche se lo capissi, mi girerei a guardare dall’altra parte per continuare a vivere la mia illusione.

Ti amo perché sai che i miei bisogni sono sempre più profondi dei tuoi, i miei valori più ideali e anche i miei problemi sono più grandi dei tuoi e come tali hanno la proprietà.

Io sono molto abile a farti sentire confusa e a farti dubitare di te stessa; beh, è anche per questo che ti amo! Perché mi rendi così importante da continuare a stare con me nonostante i trattamenti che quotidianamente ti riservo… A volte, addirittura sono tentato di minacciare di lasciarti per vederti soffrire e implorare la mia presenza nella tua vita: mi basta vederti piangere per ritrattare, dimostrarti la mia capacità di perdono e rimandare tutto alla prossima occasione.

A causa del disgusto celato che provo verso me stesso, ho bisogno di te per sentirmi appagato, ho bisogno di qualcuno da usare come un sacco da boxe così io posso sentirmi bene con me stesso e non mi interessa se intanto sei tu a soffrire.

Questo è il mio modo di essere e di sentire: nego a me stesso tutti i sentimenti di paura che mi porto dentro dalla mia infanzia ma che io non ammetterò mai e non pensare neanche lontanamente di riuscire a “tirarmeli fuori” tu. Odio tutti i segni di debolezza in me ed è per questo che disprezzo te, perché ti considero inferiore, stupida e vulnerabile.

Ti amo perché mi piace il modo in cui mi sento quando mi osservo attraverso i tuoi occhi ammiranti. Se il mio pubblico esclusivo, il mio più grande fan e la tua ricerca incessante di me mi fa sentire onnipotente.

Hai notato come sono permaloso?
Sono permaloso perché mi spaventa sapere che tu o qualcuno nel mondo potrebbe giudicare che non sono stato capace di qualcosa. L’ammirazione che provi nei miei riguardi, mi scherma dal giudizio altrui cosicché io non dovrò mai confrontarmi perché non ne sono capace.

Per sentirmi meglio evito di darti le attenzioni di cui hai bisogno. La mia relazione non è solo con te ma anche con il resto del mondo: oltre a manipolare le tue idee, riesco a modellare l’opinione che hanno gli altri della nostra coppia così da passare sempre per “quello buono” e tu per quella “che non è abbastanza”.

Ti amo perché mi piace nutrirmi di te per colmare il mio profondo e incolmabile vuoto interiore.

E’ più comodo amare te che accetti di essere trattata così, piuttosto che osservarmi davvero dentro. Io posso gongolarmi nella mia natura narcisistica e posso farlo anche grazie a te.

Con amore (si fa per dire),
il tuo partner narcisita

PS: ho davvero bisogno di aiuto, ma tu non puoi farci nulla, non senza separarti da me e quindi facendo un errore enorme. Ricorda, siamo una coppia co-dipendente, tu dipendi dalla mia grandiosità e lo fai per confermare tue credenze innate… e io mi nutro di te per i motivi che ti ho descritto sopra.

Solo uno psicoanalista, con esperienza in questo campo, potrebbe avere una chance ma non credo di considerarlo neanche: in un percorso introspettivo dovrei affrontare la mia più grande paura e ammettere che non sono superiore a nessuno. Dovrei ammettere che le mie azioni, i miei pensieri e le mie credenze su me stesso e sugli altri, sono la causa principale della sofferenza che c’è nella mia vita. Non potrei mai ammetterlo perché nella mia attuale visione solo i deboli si mettono a fare queste cose e io non sono un debole!”


Annapaola Agovino
mob. 0039 389 99 73 557

“E’ l’uomo per me, fatto apposta per me”… cantava Mina

sagoma1

“…É l’uomo per me,
sicuro di sé,
è forte con me e come un uomo sa dir,
parole d’amor…
Ma ciò che amo in lui,
è il ragazzo che,
nasconde in sé… ”

Come dar torto alla bella Mina, eh, cara Mina, io aggiungerei dell’altro:

è di bell’aspetto, non è bellissimo, non è “impomatato”, perfettino, non è molto profumato, è pulito, ha il suo odore che è unico, ha mani grandi e affusolate, è alla mia altezza e/o magari poco più. É moro, ha occhi scuri e penetranti, è espressivo nelle sue smorfie, è trasparente nel volto, ha labbra belle e buone da gustare e da percorrere con le dita, ha il collo lungo e spalle aperte, sicure e determinate! Non è per nulla muscoloso ma è in forma, ha belle gambe, storte o dritte, ma belle, lunghe; le sue mani e i suoi piedi sono terribilmente irresistibili e ha il petto pronto ad accogliere la mia testa stanca; è un uomo gentile nell’animo, è un uomo che si ama e si rispetta con determinazione e tenacia; è un uomo che rispetta l’altro. Sa ascoltare, è un uomo che ci prova a mettersi in discussione.

È bugiardo nell’imbarazzo di non riuscire ad esternare una buffa verità ma è onesto sulle cose fondamentali.

È ricco… ma di contenuti, di entusiasmo, di valori, di interessi…è tormentato, è fragile, è umano, è limitato e non è per nulla banale!

È consapevole dei suoi punti di forza e delle sue debolezze e non ne fa strumento per colpire l’altro.

È un uomo che sa accogliere, che sa dire di NO alla menzogna, alla falsità e all’ipocrisia, ma soprattutto sa dire coraggiosamente grandi SI, alla vita e ai suoi frutti; è un uomo che ti valorizza, che si sporca le mani, che ci mette la faccia, che non teme il giudizio degli altri; che vuole me e ad ogni costo, perché io ne valgo la pena…

Non proietta e non si proietta, brilla di luce propria, non di riflessi altrui, è autentico, è buono ma spietato davanti alle ingiustizie. E’ generoso, ma non stupido.

È un uomo che è in pace anche quando si arrabbia, che ha lavorato su se stesso, che ha smesso di piangersi addosso, che ha smesso di cercare la mamma in una donna, che ha saputo far pace col suo passato!

È sensibile, è un sognatore, sa chiedere scusa, è un presuntuoso da smontare; ha spesso ragione;  sa fermarsi incantato all’ascolto delle note sublimi di un pianoforte, alle parole di una poesia, al pianto di un bambino, alla meraviglia di una giornata al mare di metà settembre.

È un narcisista ma non perverso, si piace e piace; ama davvero la donna come essere prezioso da proteggere e da custodire, da rispettare.

È curioso, ama leggere, estraniarsi, meditare, raccogliersi nel suo mondo; sa sorprendere.

É attento! Ama i dettagli, è disordinato nel suo ordine…ha gusto e ha il suo stile; ma si, lo ammetto, lo vorrei anche un po’ str*** (ma solo un po’ mi raccomando)

È indipendente ma ama condividere; è collaborativo, è genuino, è opportuno, È UNICO

Questione di tempi: un’esperienza d’amore!

gratitudine…non i soliti, banali e semplici fatti, ma un tentativo di tradurre in parole quale possibilità la vita un bel giorno ha deciso di mettere davanti ai miei passi. Si, è vero, lo ammetto è stata un’impresa ardua perché proprio questa vita, o l’universo, o Dio, o il Buddha, o chicchessia lassù in alto o quaggiù sotto terra, insomma mi ha mandato una bella sfida. Totalmente impreparata ad accogliere, arida, cinica, ansiosa, irragionevole, egocentrica, egoista, narcisista, padrona del mondo e schiava di me stessa e della mia libertà, un bel giorno, ma non in un giorno ben definito sia chiaro, ho deciso di tentare nell’ardua impresa di imparare ad amare e ciò sarebbe potuto accadere solo con te; con te che sai di pane e miele, di genuinità e di artificiosità, con te che mi hai messo troppe volte a tacere, con te che eri stupore e sorpresa, con te che nulla era scontato, con te che hai scardinato le mie sovrastrutture, con te che della perfezione non hai nessuna traccia, con te che hai saputo mettere a dura prova la mia sete di perfezione e la mia dannata voglia di insegnare sempre e comunque qualcosa al mondo, con te che invece di darmi risposte mi hai riempito di domande nuove e funzionali al mio personale divenire donna.

Tu che mi hai dato spavento e tormento sin dal primo giorno, tu che i sorrisi che NON mostravo scoppiavano dentro, tu che eri impenetrabile, ma nel contempo di così facile lettura, tu che mi hai salvata dalla malata idea di non essere più in grado di amare, tu che eri tutto il contrario di tutto, tu che tutto dicevi e decantavi tranne che la tua vera fragilità e i tuoi veri tormenti; tu che nella nostra passione c’era la verità di noi, spogli, nudi e disarmati; vulnerabili a noi stessi, finalmente liberi da noi; eppure io non so come, inconsapevolmente, proprio là ci sono arrivata, proprio là Qualcuno ha voluto condurmi, proprio là dovevo arrivare per non capirci più niente e rimettere in discussione tutto di me per poi trovarmi costretta a mollare.

Proprio là, quando ci sono arrivata, si, quando ero pronta ad incontrarti, tu non c’eri già più! Eri tornato alla tua vita, ai tuoi bisogni, al tuo egoismo, alle tue distrazioni, a te e solo a te. Ma non m’importava, e qui l’inganno verso me stessa, non m’importava di quanto fossi disposto a dare, ormai danzavo e danzavo la tua danza che si fondeva con la mia! Sempre più libera, inebriata, accecata, quasi rapita, non badavo a quanto stessi ricevendo ma mi riempivo della mia stessa disponibilità a dare. Era tardi ormai, nonostante ogni melodia parlasse di te, nonostante ogni luna avesse il tuo volto, ogni odore fosse il tuo, ogni tocco avesse sensibilità solo al tuo tocco, ogni sguardo fosse solo con i tuoi occhi, ogni giorno e ogni notte si chiudessero con te nel cuore e nella mente; nonostante non fossi più così ingabbiata da condizionamenti o costrizioni, nonostante potesse accadermi qualunque cosa, io ero là presente; nonostante questo ed altro, ti trovi un giorno costretta a smantellare tutto, arrivi a comprendere di non essere NESSUNO, di non poter muovere nessun filo se non quelli e solo quelli della tua vita personale.

L’altro è dentro di te ma fuori da ogni tua logica; l’altro decide, agisce, sbaglia, ti ferisce, ama, odia, ti uccide e ti riporta in vita, fugge, torna, giudica, ti porta in alto e poi ancora giù negli inferi; assapori il terrore di perdere ma poi ti fermi, non reggi, terreno fertile per il dubbio “se questo è amore” e non lo sai se questo è amore, davvero non lo sai, sai solo che dentro di te lui/lei c’è e sta là e ti auguri che prima o poi se ne andrà anche da lì!

Di questa danza non ho alcun rimorso e nessun rimpianto; tutto è stato così come doveva essere, io sono stata così com’ero e come sono adesso; le domande si arrestano, i perché svaniscono, l’essenziale affiora, il vuoto si riempie, è la vita che chiama e tu non puoi NON risponderle. Manchi si, e a volte troppo, questo silenzio ha spesso il suono di un boato e nel paradosso sono grata perché perdendo ho trovato e ho riscoperto finalmente e inesorabilmente una nuova me!

Grazie

Il vuoto

il vuoto

Impossibile per definizione; è profondo come un tunnel cieco e stretto come lo spazio che resta appena a farti respirare. Un non-sense,  un corpo in brandelli ricoperto di fori dai vari diametri che faticosamente tentano di riempirsi. Questo è reale e si sente eccome, senti un foro allo sterno, uno sotto il cuore, un altro dietro la schiena, uno sotto la nuca… sei pieno di fori ed essi, tutti, sono di colore nero. L’energia non passa, trova ostacoli, si arrabbia, si dimena, vuole uscire. Ma ce n’è davvero? E se si, quanta? Quanta ancora ce n’è? Senti, ascolti, senti e ascolti e comprendi un gioco di creatività in questa danza e comprendi di essere allietato e fortunato di essere vivo e riuscire a sentire ancora qualcosa. Il vuoto è rigenerazione, è il niente dopo aver perso tutto, è la pura e vera solitudine, mamma solitudine, la strada maestra che ti condurrà alla scoperta inesorabile dello sconosciuto che abita in te. E’ dolore che chiama, è dolcezza che ti avvolge, è struggimento che condanna, è una mano che ti calma. E’ clemenza di chi ti guarda, è giudizio che non entra, è tutto ciò che eri ieri e che ti saluta sventolando bandiera bianca. Il vuoto è concreto, è comunione, è assenza terrificante, è promessa di cosa più grande. E’ leggerezza di piombo,  è un tessuto di pelle che cerca il suo posto, è tempesta che spazza via e ciò che resta è semplicemente il NULLA!

L’inconoscibilità dell’altro e il tradimento

imagesUn articolo riadattato e qualche informazione reperita in rete per cercate di dar forma e vita anche al più triste evento che prima o poi tocca a tutti sperimentare sulla propria pelle; sia chiaro queste mie parole non sono dedicate al tradimento coniugale o necessariamente al tradimento del partner con una terza persona, bensì al concetto di tradimento nel suo senso più ampio e alle dinamiche psicologiche che si innescano con l’evento.

Buona lettura!

“Il significato originario della parola tradimento viene dal latino “tradere”, equivalente in italiano a consegnare, inteso nel significato di consegnare ai nemici. Ed infatti, il tradimento consegna la parte del noi che l’altro ha investito nella relazione, ad un altra persona. Il noi privato della presenza dell’altro, è come se di colpo si disintegrasse lasciando soli l’Io ed il Tu.

Una delle esperienze più dolorose in tema d’amore è sicuramente il tradimento.

Il sociologo Baumann definisce l’amore “un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile” (Baumann, L’amore liquido, 2006); in effetti l’infedeltà in amore, come rivelano i sondaggi, è una realtà incontestabile e, come appare sempre più spesso dai media, oggi si tradisce molto di più che in passato. Esistono diverse forme di tradimento: ad esempio venire meno ad un impegno, deludere la fiducia, infrangere un patto. In ogni modo tradire significa infrangere le aspettative dell’altro o quelle che noi gli abbiamo alimentato. I fattori in grado di contribuire al tradimento sono diversi e dipendono dalla storia della coppia, dalla capacità di risolvere i problemi, dalla fase della vita che si sta attraversando. All’interno della coppia possono essere presenti problemi anche prima della crisi e il tradimento può diventare l’esito finale di un disagio presente da tempo. Ecco una serie di elementi che possono, a lungo andare, creare un terreno fertile al tradimento:– La tendenza e l’evitamento dei conflitti o del disaccordo nella convinzione che possano danneggiare il rapporto

– L’evitamento dell’intimità che, di conseguenza, ostacola la condivisione e la complicità dalla vita di coppia
– L’insoddisfazione nell’ambito della vita sessuale che viene vissuta come poco gratificante o assente

– L’assenza di confini che preservino la coppia da influenze esterne (amicali o familiari)

– L’assenza di specifici spazi e momenti che appartengano solo alla coppia

Dopo che il tradimento è avvenuto, un passo importante è la rivelazione dello stesso: può esserci una rivelazione spontanea da parte di chi ha tradito o, molto più frequente l’amara scoperta da parte di chi è stato tradito attraverso un indizio, come un sms, uno scontrino o altro tale da destare fondati sospetti. In ogni caso la rivelazione porta alla crisi del rapporto e a questo punto critico è presa la decisione della rottura o di tentare attraverso il perdono una riconciliazione.
Ma cosa accade nella mente del “traditore”? All’inizio del tradimento c’è in chi tradisce una sorta di regressione a schemi sentimentali tipici dell’età giovanile, dove l’amore è fatto di passione e d emozioni forti. La relazione con un nuovo/a partner è desiderata in quanto non presenta i litigi, la quotidianità, le preoccupazioni tipiche del matrimonio o comunque di una relazione che dura da diversi anni.
E come reagisce la coppia di fronte al tradimento? Ogni coppia reagirà con le sue modalità, ma in ogni caso verrà messa a dura prova la stabilità di ogni membro: stress, aggressività, incapacità nella gestione della propria rabbia, senso di frustrazione, questi i vissuti principali dopo l’amara scoperta. In questo momento la comunicazione diventa estremamente difficile ed incomprensibile, l’altro viene percepito come un estraneo e la ferita è dovuta soprattutto alla sensazione che siano venute meno le premesse di base su cui si fonda una relazione.

Il tradimento ha minacciato la stabilità, la sicurezza, la fiducia costruite insieme dalla coppia. A volte i partner si stupiscono delle loro stesse reazioni: coloro che, all’inizio della relazione di coppia, erano sicuri che, se avessero subito un tradimento, avrebbero sciolto il legame, ora invece, davanti all’accaduto, non riescono ad andarsene; coloro invece che affermavano che la loro relazione era più importante di qualsiasi scappatella, ora invece, alla scoperta del tradimento, se ne vanno di casa senza esitazione.
Molto spesso poi, se il tradimento viene perdonato, spesso si tratta di un perdono solo apparente, vale a dire si crede di aver perdonato ma invece la ferita è ancora ben viva. In molti casi si perdona soprattutto per la paura della perdita dell’altro, anche se ha tradito”.

Fonte: http://www.francescasacca.it/disturbi-psicoterapia-psicologia-cognitovo-comportamentale/tradimento-e-problematiche-psicologiche/

L’uomo e la banalità

uomo_donna_ritroviamoci

Definire l’ uomo come l’essere banale per eccellenza non è certamente cosa a me gradita, mi sono sempre astenuta dall’emettere sentenze di questo tipo e nell’immediato, ma, e questa volta c’è anche un ma, devo proprio ammettere che un po’ mi sbagliavo. Sto imparando a guardare con occhi realistici il mondo attorno a me e le persone che lo abitano e visto che tra i miei vari “training” esistenziali rientra anche quello di affinare il mio sentire che parte esclusivamente dal mio corpo e dai segnali e gli stimoli che esso mi da, devo proprio, e a gran voce, esclamare in questo modo: e che noia! Questo l’inciampo in cui sono capitata ieri; in un approccio davvero banale, “da leone da tastiera a topo di miniera”. Da gradasso e sicuro di sé in chat ad agnellino intimidito dal vivo; che pochezza consentitemelo! Un costante fantasticare in totale assenza di elementi concreti e reali, un approccio costruitosi su anni e anni di olimpiadi della pornografia adolescenziale e non, che hanno reso la stragrande maggioranza di questa specie in via di estinzione totalmente incapace di percepire una bellezza, di godere della presenza e della compagnia di una donna e del gioco della seduzione, di non riuscire a cogliere la bellezza di avere davanti una donna, anzi una Donna, quale dono prezioso e opportunità per sentirsi completi! Uno spreco energetico verso il NON SENSE e la totale scontatezza nei confronti di un genere così meraviglioso e così delicato!

Non ho parole, a volte penso che la responsabilità risieda anche nell’atteggiamento che molte donne hanno deciso di adottare, forse per adattarsi agli uomini, forse per scarsa educazione, forse per un falsato tentativo di dimostrare un’emancipazione vana e infondata, forse per l’indole innata di molte di prostituirsi (e non nel senso più volgare del termine), beh, fatto sta che, come direbbe una delle mie sorelle, forse la più saggia oggi “Non siamo solo alla frutta, ma anche al dolce e alle bomboniere”. Beh si, io la pensavo un po’ meno in grande ma lei è fantastica in questo!

Ciò detto, evviva il desidero di autenticità e di unicità, evviva il gioco seduttivo di due mondi completamente opposti che vogliono scoprirsi nella loro natura vera e reale, evviva la dolcezza di intenti e la delicatezza dei sentimenti, evviva il gioco anche malizioso di conquista e corteggiamento, evviva quando torniamo ad essere spontanei e “sani”, evviva quando la nostra parte più erotica rigetta la volgarità, evviva la noia che provo davanti ad una persona che pensa, in via del tutto scontata, di aver trovato l’ennesimo aggancio per la sua personale e becera pornografia cerebrale.

Siete noiosi, ma di una noia mortale!